Elezioni 2008-Le destre peggio del solito!

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Elezioni 2008-Le destre peggio del solito!

Messaggio Da Cuor Duro il Mar 15 Apr 2008 - 10:00

Il dopo elezioni 2008: Lemmi e dilemmi

Dobbiamo meravigliarsi e/o dispiacerci dei magri risultati che sono stati conseguiti alle ultime elezioni?

Come insegna il grande Nicolò Macchiavelli,"chi prende per reale, ciò che non lo è, è destinato all'inevitabile rovina"!

Ora, mi domando e dico: è ingegnoso, sensato ed onesto lanciare una campagna elettorale sull'intero territorio nazionale, e sperare di vincere o di ottenere dei buoni risultati, senza un euro in cassa; senza nessuna classe dirigente degna di questo nome; senza un team di persone capaci, competenti e credibili che siano in grado di sollecitare e riscuotere la fiducia di un elettorato che si è francamente rotto le scatole dei soliti "arruffapopoli" e notori "apprendisti stregoni" della domenica; e confidando unicamente sugli exploits mediatici personali o sul "nome altisonante" di un solo capofila?

Meno male, dunque, che la cosiddetta "Area" non abbia vinto o ottenuto un qualunque buon risultato, poiché in quel caso, la "figura barbina" sarebbe stata molto più evidente, fragorosa e rimbombante di come lo è attualmente, con il suo semplice flop elettorale!

Se avesse vinto o ottenuto un buon risultato, infatti, chi sarebbe stato proposto, tra coloro che compongono le nostre cosiddette "fila", per amministrare o gestire i posti di potere o di sottogoverno eventualmente espugnati ed acquisiti? Oppure, unicamente per condurre e far funzionare un banale assessorato alla sanità, all'urbanistica o al traffico?

Dove sono, all'interno della succitata "Area", le élites designate ad assolvere tali elementari compiti o le "squadre di conduzione" o di "governo" capaci di ottemperare a quel genere di rudimentali incombenze? Dove sono, inoltre, le scuole quadri, per eventualmente selezionare e preparare quelle imprescindibili élites? E dove sono, in fine, gli insegnati, capaci di dirigere e di far funzionare quel genere di indispensabili e doverose scuole?

E' da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che venga formata ed istruita una classe dirigente che sia in grado - non solo di gestire le strutture politiche ed amministrative dell'eventuale movimento che dovrebbe condurre le nostre idee al loro sempre atteso, sempre rinviato e mai ottenuto successo, ma - di dirigere, sovrintendere ed, eventualmente, controllare le "mete" o i "traguardi" che si arrivasse, mano a mano, a conquistare.

Invece, da più di 60 anni, si preferisce il più bieco e squalificato avventurismo e si continua ad offrire alla nostra gente, soltanto illusioni ed allucinazioni, vaticini e gratuiti e controproducenti abbagli. Si continua a proporre inutili "corse ad ostacoli", spossanti "percorsi di guerra", "lacrime e sangue" e/o onerose ed asfissianti "strette di cinghia". In definitiva, per non andare in nessun posto. E per di più, essendo obbligati - per non dovere rinnegare o disconoscere la propria storia ed il proprio ideale - a seguire politicamente o cauzionare con il proprio voto, camarille di ometti di "m…" o di volgari "furbastri", il cui unico scopo nella vita e nella politica, oltre a fare i "c… propri", è semplicemente quello di continuare a fare i "monoculi in terra caecorum" ! Sulla "schiena" ed alla faccia, naturalmente, di chi crede in buona fede nelle nostre idee.

E' da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che venga elaborato un programma di minima, sia per fare ordine e chiarezza all'interno delle nostre presupposte "fila", sia per suggerire o proporre, all'esterno, delle soluzioni politiche, economiche, sociali e culturali che corrispondano ai momenti particolari della storia nei quali si vive ed alle effettive attese popolari.

Invece, da più di 60 anni, si preferisce continuare a lanciare le solite "parole d'ordine", vuote e senza senso, fuori dal tempo e dallo spazio, scollate e disgiunte da ogni tipo di realtà nazionale e/o internazionale. Allo stesso modo dei normali "scenari da cinema" o da "teatro", dove nel retro di un'appariscente, allettante e lusinghevole impalcatura, c'è soltanto il vuoto.

E' da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che - parallelamente alle attività politiche - si mettano in piedi delle efficaci e dinamiche iniziative economiche che - oltre a permettere ai principali militanti di guadagnare quel minimo indispensabile per "sbarcare il loro lunario" e vivere dignitosamente - siano in grado di alimentare le casse del movimento e di assicurare un'agevole autonomia economica alle sue strutture ed un "largo respiro" finanziario alle sue future iniziative.

Invece, da più di 60 anni, si fanno le "questue" pubbliche, si chiede l'elemosina ai camerati, si sfrutta la buona fede dei pochi generosi che ancora ci restano e, se l'occasione si presenta, si accettano soldi di dubbia provenienza o di opaca origine e finalità - non per fare politica ed impostare una degna propaganda, ma semplicemente - per organizzare qualche frugale e rattristante cena elettorale o qualche allegorico e farsesco raduno o convegno politico, al servizio di questo o quel candidato, di questo o di quel "Leader", per permettere a quest'ultimo, in caso di successo, di issarsi o inerpicarsi personalmente - grazie al concorso della "schiena" dei camerati che gli hanno concesso fiducia - fino al "plafond dell'armadio" che ha deciso di scalare e, quindi, permettergli di andarsi individualmente e comodamente a "rubare la marmellata". Quei proventi, cioè, che dovrebbero, di diritto, appartenere al movimento e/o essere "re-investiti" nella battaglia politica e che, invece, ogni volta, come al solito, svaniscono nel più perfetto nulla e finiscono regolarmente nelle tasche del o dei "furbacchione/i" di turno.

E' da più di 60 anni che la gente della nostra base richiede che si abbia il coraggio, una volta per tutte, di parlare di Fascismo e non di "destra" (sia essa, "radicale", "sociale" o quant'altro…); di formare una direzione politica, corporativa e collegiale, dove le migliori capacità e competenze della nostra "famiglia di pensiero" possano essere evidenziate e fatte fruttare, e dove le strategie politiche da applicare collettivamente, siano preventivamente studiate e preparate; di rappresentare e difendere gli interessi di tutta la Nazione e non della semplice fazione che più ci interessa o ci sta più a cuore; di liberarci dalle inagibili ed impaccianti "stampelle" delle diverse e variegate "fedi religiose", dalle "camice di forza" del dogmatismo ideologico e politico, dalla "galera" di una morale pubblica, esclusivamente legata alle preferenze o alle predisposizioni soggettive ed arbitrarie di qualcuno… e di ritornare, in fine, alle nostre origini pragmatiche, a-confessionali e virtuosamente romane.

Invece, da più di 60 anni, si continua a dire e fare esattamente il contrario.

In particolare, si continua a pretendere che il "Fascismo sia definitivamente morto con Mussolini, nel 1945"

Si continua a credere ed a fare credere che il Fascismo di Mussolini sia stato un "incidente della storia", animato e sostenuto da una semplice "ideologia": cioè, da una visione teorica, soggettiva ed arbitraria della vita e della storia che ha avuto la possibilità o la fortuna di affermarsi, nel nostro paese, per alcuni anni, in contrapposizione, contrasto e supremazia con altre "ideologie", formalmente diverse e variegate, ma sostanzialmente uguali e contrarie. E si continua a concepire ed a tentare di attuare un "fascismo" che è esattamente il contrario di quello che è: cioè, "il fascismo, così come l'antifascismo voleva che fosse": cioè, la "destra" o, se preferisce, una fazione specifica, opposta ad altre fazioni, tutte facenti parte della stessa Societas o della medesima Nazione, e tutte identificabili, spiegabili ed "esorcizzabili" a partire dai medesimi criteri e parametri di accertamento e di giudizio.

Il tutto, naturalmente, senza accorgersi che il Fascismo non è affatto un'ideologia (non è, cioè, un semplice punto di vista soggettivo ed arbitrario che fissa un qualunque "schema", assoluto ed indiscutibile, ed attende che la realtà si adatti automaticamente e supinamente al suo disegno; oppure, dopo averlo fissato, tenta di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare coincidere o "combaciare" con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale !), ma soprattutto un metodo: è semplicemente fare ("quod non est in factis, non est in mundo " : ciò che non è nei fatti, è da reputare inesistente; in altri termin:, un vacuo, vuoto e vano "flatus vocis") ; fare oggi, ciò che potrebbe essere fatto domani o tra un'ora; farlo bene; farlo nell'interesse generale della società; ed essere liberi di poterlo fare, senza dovere tenere conto di nessun tipo di tabù, di ostacolo o di impedimento ideologico e/o dottrinario.

Come se non bastasse, si continua incurantemente o servilmente ad accettare che i Leaders della cosiddetta "Area", siano (e continuino ad essere) coloro che si sono creati una qualunque struttura "ad usum delphini" o si sono furbescamente impadroniti di strutture esistenti, vantando una legittimità politica che, al massimo, corrisponde alla ristretta cerchia dei loro amici personali o a quella dei "tira piedi" di cui, nel corso degli anni, si sono contornati.

In aggiunta, si continua assurdamente e partigianamente a mescolare e confondere il Fascismo con una serie di confessioni religiose che - non solo non hanno nulla a che fare o che vedere con la cultura alla quale le idee di Mussolini si erano ispirate, ma per spirito di servizio o di semplice decenza civile da parte degli eventuali "fedeli" - dovrebbero come minimo restare confinate nella sfera del privato o, quanto meno, evitare che possano essere brandite o utilizzate come delle vere e proprie pregiudiziali "ideologiche" o delle inaccettabili ed oscurantiste "conditio sine qua non" politiche.

In fine - snobbando il già citato Macchiavelli che saggiamente ricordava che "la politica è l'arte del possibile" - si continua a tentare di fare politica all'interno di un sistema democratico-parlamentare, arroccandosi preventivamente e gratuitamente sui dei dogmi o delle pregiudiziali soggettive ed arbitrarie (ed aggiungerei "uterine"…), dimenticando puerilmente che - nel momento in cui si accetta di partecipare al "gioco elettorale" (che io personalmente ripugno ed aborrisco, per definizione!) organizzato dai suddetti sistemi - non si può fare altro che stare a quel "gioco": rimanere, cioè, politicamente e strategicamente imprevedibili in qualunque circostanza e riservarsi - senza doverlo per altro affermare pubblicamente - di accettare una qualsiasi proposta di alleanza (a 360 gradi), purché quest'ultima convenga unicamente e politicamente (la Lega di Bossi, docet!) a chi ha l'intenzione di trarre benefici dalla politica elettorale.

Perché, dunque, i magri risultati che sono stati conseguiti alle elezioni dalla cosiddetta e sopraindicata "Area"?

L'adagio latino, in proposito, ricorda che : "Errare umanum est, perseverare autem diabolicum" (errare è umano ; mentre perseverare, è diabolico).

Che cosa vogliamo fare, allora: vogliamo continuare a fare ciò che abbiamo fatto negli ultimi 60 anni, oppure vogliamo, per una volta, cercare di "CAMBIARE REGISTRO", per tentare di rilanciare le nostre idee ed, allo stesso tempo, cercare di incrementare le nostre normali chances di successo?

Ai Camerati che mi stanno leggendo ed hanno avuto la costanza e la pazienza di seguirmi fino a questo punto, la risposta.

di: Alberto B. Mariantoni

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